11 gennaio 1991
Ricordiamo Monsignor Vincenzo Zarri con una lettera che Annalena scrisse a lui dalla guerra di Somalia
Mons. Vincenzo Zarri, vescovo di Forlì…ho saputo fin dall’inizio di quanto lei si è adoperato per me, per la mia gente, della sua partecipazione fiduciosa e affettuosa alla mia causa. GRAZIE! È questa vita duramente bella, bellissima, un’autentica xenitia [vita d’esilio] e può suonare strano per una vita come la mia che vuole essere ed è in molti sensi di piena condivisione, di cammino con gli altri: quelli che il Signore mi ha dato e continua a darmi, con una fiducia e una determinazione che mi affascinano e mi danno una carica straordinaria. È chiaro, è vero, ogni giorno di più se possibile, o comunque ogni tempo forte della vita di più, (e questa Somalia è tutta un tempo forte), che non esiste un ‘come loro’ come non esiste un ‘come i nostri’. Siamo dei pellegrini su questa terra, degli stranieri e allo stesso tempo una cosa sola con gli altri uomini: tutti gli uomini, donne e uomini, vecchi e giovani, “buoni” e “cattivi”, simili e dissimili, rozzi e dirozzati. Siamo carne della stessa carne, sangue dello stesso sangue, spirito dello stesso spirito. Il destino è comune. La sete di Assoluto è comune. Non c’è razza, colore, cultura che tenga: la vocazione è una sola.
L’ho visto negli occhi di quelli che ci saccheggiavano la casa incerti, in quelli che, mentre con una mano portavano via con l’altra allontanavano perfino con violenza da noi quelli che avrebbero voluto farci del male, l’ho visto negli occhi dei giovani esaltati dalla droga che ci portavano via a bordo della jeep col cannone e la mitragliatrice…l’attimo di sgomento a sentire parlare di DIO, la brama struggente e inarticolata di qualcosa, di un Qualcuno che non sapevano ma che volevano senza saperlo. A momenti vivo ancora come tremenda lacerazione questa spaccatura fra la mia estraneità e il mio essere una cosa sola: un uno inscindibile con loro, con voi, con noi. In Dio tuttavia tutto si ricompone, tutto si placa, tutto io placo.
E poi Lui dona questa capacità inesauribile, zampillante, eternamente rinnovata, di essere per gli altri e con gli altri, di sentirli e viverli parte inscindibile, integrante, infinitamente amabile di me stessa e sempre, dico sempre, io SOGNO la coperta caldissima e morbidissima con cui un saggio cinese avrebbe voluto avvolgere l’umanità intera ed io ogni uomo ogni donna ogni bambino nella loro singolarità irripetibile ad uno ad uno. È grazia. Ed è il Signore che dona. Perché io e non un altro è mistero che mi tormenta e continuerà a tormentarmi fino alla fine dei miei giorni. Ma il Signore che mi scruta e che mi conosce è misericordioso e mi strappa dal mio tormento e mi lancia su per le altezze e giù nella vastità immensa del servizio, della condivisione con i suoi piccoli, i poveri, i senza voce, i derelitti, i meno amati e i non amabili ed è soprattutto nell’inginocchiarmi per lavare i piedi ai piccoli di Dio perché ristorati possano rialzarsi e rinnovati, purificati riprendere il cammino o addirittura camminare dove mai avevano camminato, che io trovo pace, carica fortissima, certezza che TUTTO È GRAZIA. Il discorso è lungo e io non so perché mi ci sono avventurata. Non pianifico mai le mie lettere. Di certo è che volevo dirle l’importanza, il valore insostituibile, la dolcezza, il calore, lo sprone in avanti, la sicurezza che dona il sapere che ci sono altri, amici lontani, che ci vogliono bene, che condividono con noi lotte, ideali, scoperte e riscoperte, entusiasmi e speranze, una stessa fede, uno stesso amore per l’uomo e per Dio.
GRAZIE dunque ancora una volta per il sostegno, l’amicizia, l’affetto, l’unità. Io la sento vicino, fratello maggiore, amico, padre, compagno di cammino.
GRAZIE. A tutti quelli che mi sono stati e che continuano ad essermi vicini dica la mia gratitudine. INSIEME è infinitamente più facile osare le vie di DIO: la porta stretta, la tunica a chi tunica non ha, la guancia a chi ti ha colpito, la tolleranza e la mitezza sempre: senza cedimenti, senza condizioni, l’accettazione, la comprensione reciproca, la giustificazione di tutti perché il Signore tutti ci ha giustificati. INSIEME è infinitamente più chiaro che è il nostro cuore ad avere bisogno e urgentissimo di circoncisione e NON il cuore del nostro vicino. GRAZIE. Possa il Signore tenerci tutti nel cavo delle Sue Mani. Mi inginocchio.
Attendo la sua benedizione.
Annalena
