E’ volato in paradiso don Angelo Casati, parroco, teologo, poeta di grande dote umana e spirituale. Amava l’umiltà delle piccole cose. Possedeva uno sguardo lucido, appassionato, un innamorato della Parola. Scrisse la prefazione alle lettere dal Somaliland di Annalena su invito di Maria Teresa Battistini. Lo ricordiamo proprio con le sue parole rivolte a MT ed Annalena scritte alla notizia della morte di Maria Teresa, un testo che si conclude con una sua poesia.
Penso di essere l’ultimo a poter raccontare di Maria Teresa. L’ultimo o quasi.
E fu per dono suo. Io infatti sono entrato nella sua vita e lei nella mia per un tenero trascinamento dovuto ad Annalena. E filo strinse filo, Inatteso. Ti incanti al filo sottile che ti ha stretto, miracoloso nel suo tenere per come è piccolo. E lo riconosci – dunque riconoscenza –. Lo riconosci come una grazia.
Non ci siamo mai visti, mi scrisse per chiedermi una prefazione a uno dei libri che custodiscono lettere preziose, commoventi, quelle di Annalena, tenera custode.
Fu uno sgomitolare, ma leggero, silenzioso, di pensieri, che bussavano, di tanto in tanto agli spazi dell’anima. Di tanto in tanto. Come una smentita clamorosa a un proverbio, per noi insopportabile, che si permette di dire: “Lontano dagli occhi, lontano dal cuore”. Noi non siamo mai stati vicini di occhi, ma mai in ritardo di cuore. Forse anche questo racconta di Maria Teresa.
Grande donna, ma lontana dai riflettori. Lei, come Annalena, donna della lampada ad olio, che sfrigolando libera dalla pesantezza dell’oscurità il viso di donne e di uomini ingoiati dalle notti del mondo, sollevandoli, per quanto è possibile, da stanchezze, sfinimenti, violenze.
Mi passa una domanda nel cuore: quanti visi Maria Teresa – come Annalena – ha tolto dalle cancellazioni dell’indifferenza? Ma sottovoce. La luce non si esibisce, per lo più la vedi vivere e palpitare su ciò che va illuminando, dando dignità di esistere.
Fedele sino alla fine alla segretezza del vangelo. Che confidava venisse salvaguardata anche per Annalena. Non era, certo, donna per le canonizzazioni.
Ho timore anche per le mie parole. Ma le mie non hanno nulla dell’ufficialità, sono per amiche e amici. Vorrebbero avere il colore di un racconto. Minimo. Perché i suoi, per me, furono racconti. Di una donna che aveva trovato la via del cuore, la via del vangelo.
Un umile sentire. Se ci pensi il sentire è sincero solo se non è esibito, solo se respira silenzi. Mi parlava di silenzi e della “grande vera lezione dell’umiltà. Che occorre per vivere l’ultimo miglio di vita”.
Lei donna fuori del coro, prima di ritirarsi nel suo eremo interiore, mi confidava: “Finalmente l’ultimo passo prima di attraversare il ponte… So che il signore risparmia il vento alla pecora tosata”.
Forse nemmeno Dio può risparmiarci dai venti gelidi della vita. Penso che risparmi la pecora tosata mettendosi lui di mezzo, perché il vento non le batta troppo forte sul corpo e sull’anima. L’ultimo sussurro del pastore è a chi è sferzato dal vento: “Non temere, sono con te. Chi ama passa dalla morte alla vita. Hai amato, passi dalla morte alla vita”.
Dimora all’infiinito migrare di Maria Teresa, donna fuori coro, una tenda. Non l’immobilità.
Sei la porta non un muro sordo
e invalicabile, Signore.
Non il fine corsa,
ma l’introduzione.
E dimora
all’infinito migrare una tenda:
ombre segrete, parole dissepolte, luce
che trema sui volti.